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Il Corriere della Sera e la nostra Artist Call

Le prime reazioni al lancio dell’Artist Call sono già molto positive e tutto fa pensare che questo progetto sarà un grande collettore spontaneo dei pensieri e dei sentimenti dei nostri ragazzi. Merito anche del bell’articolo di Stefania Chiale uscito oggi sul Corriere della Sera, di cui riportiamo con immenso piacere alcuni stralci.

S’intrecciano memoria, racconto, testimonianza e creatività nell “Artist Call”con cui la Fondazione Scuola della Comunità Ebraica di Milano si rivolge agli studenti di tutte le scuola della Lombardia, di ogni ordine e grado.
“Io resto a casa, la mia fantasia no!” è il titolo dell’invito a raccontare, attraverso opere d’arte visive, le giornate di quarantena che hanno cambiato la nostra vita. In particolare quella dei ragazzi, con la necessità di stare a casa, l’eliminazione della socialità rappresentata dalla scuola, le lezioni a distanza, i timori, ma anche la creatività che ne è scaturita, le speranze, la riscoperta di relazioni de degli strumenti che ci permettono di coltivarle a distanza. (...)
“L’idea – spiega Guido Jarach, consigliere e responsabile della Commissione Comunicazione della Fondazione – è nata per cercare di stimolare l’ottimismo e la creatività dei ragazzi, in un momento in cui prevalgono la negatività e gli aspetti pessimistici di una quarantena che genera incertezza sul futuro”.
L’aver potuto trascorre più tempo con i propri genitori o l’essere riusciti a tenersi in contatto nelle difficoltà grazie alla tecnologia sono solo alcuni esempi.
“Questo periodo ci ha fatto apprezzare quanto potente possa essere lo strumento tecnologico per colmare la distanza fisica. E anche per cambiare le nostre abitudini: lo smart working dei genitori o le nuove sfide della scuola”.

Ai ragazzi è chiesto di “costruire il racconto di questi giorni –dice il Presidente della Fondazione Marco Grego -: la loro immaginazione ci permetterà di comprendere e tramandare l’esperienza di questa quarantena, magari trasformandola in qualcosa di positivo”. (…)


Aspettiamo tante opere dei ragazzi delle scuole della Lombardia che possono inviarcele da qui 
Il Corriere della Sera e la nostra Artist Call

Le prime reazioni al lancio dell’Artist Call sono già molto positive e tutto fa pensare che questo progetto sarà un grande collettore spontaneo dei pensieri e dei sentimenti dei nostri ragazzi. Merito anche del bell’articolo di Stefania Chiale uscito oggi sul Corriere della Sera, di cui riportiamo con immenso piacere alcuni stralci.

S’intrecciano memoria, racconto, testimonianza e creatività nell “Artist Call”con cui la Fondazione Scuola della Comunità Ebraica di Milano si rivolge agli studenti di tutte le scuola della Lombardia, di ogni ordine e grado.
“Io resto a casa, la mia fantasia no!” è il titolo dell’invito a raccontare, attraverso opere d’arte visive, le giornate di quarantena che hanno cambiato la nostra vita. In particolare quella dei ragazzi, con la necessità di stare a casa, l’eliminazione della socialità rappresentata dalla scuola, le lezioni a distanza, i timori, ma anche la creatività che ne è scaturita, le speranze, la riscoperta di relazioni de degli strumenti che ci permettono di coltivarle a distanza. (...)
“L’idea – spiega Guido Jarach, consigliere e responsabile della Commissione Comunicazione della Fondazione – è nata per cercare di stimolare l’ottimismo e la creatività dei ragazzi, in un momento in cui prevalgono la negatività e gli aspetti pessimistici di una quarantena che genera incertezza sul futuro”.
L’aver potuto trascorre più tempo con i propri genitori o l’essere riusciti a tenersi in contatto nelle difficoltà grazie alla tecnologia sono solo alcuni esempi.
“Questo periodo ci ha fatto apprezzare quanto potente possa essere lo strumento tecnologico per colmare la distanza fisica. E anche per cambiare le nostre abitudini: lo smart working dei genitori o le nuove sfide della scuola”.

Ai ragazzi è chiesto di “costruire il racconto di questi giorni –dice il Presidente della Fondazione Marco Grego -: la loro immaginazione ci permetterà di comprendere e tramandare l’esperienza di questa quarantena, magari trasformandola in qualcosa di positivo”. (…)


Aspettiamo tante opere dei ragazzi delle scuole della Lombardia che possono inviarcele da qui