News e Articoli / La voce degli insegnanti: ecco perché il metodo Fondazione funziona
La voce degli insegnanti: ecco perché il metodo Fondazione funziona
Ci sono idee che nascono in aula, nei corridoi, dall’ascolto quotidiano di bambini e ragazzi. Poi c’è la possibilità di trasformarle in realtà. È qui che il ruolo della Fondazione Scuola diventa decisivo: sostenere economicamente iniziative che arricchiscono l’offerta educativa e che, altrimenti, difficilmente potrebbero vedere la luce. Dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori, il lavoro della Fondazione attraversa tutti gli ordini scolastici. E gli insegnanti che li coordinano esprimono apprezzamento e offrono spunti per nuove iniziative.
Un interlocutore proattivo e organizzato
Un interlocutore proattivo e organizzato
Ciò che accomuna le voci degli insegnanti è la convinzione che la Fondazione non sia solo un canale di finanziamento, ma un interlocutore strutturato, capace di dare forma alle idee. Diana Segre, coordinatrice di infanzia e primaria, sottolinea l’importanza dell’approccio: «Il lavoro della Fondazione è proattivo e ben organizzato: attraverso il modulo di presentazione dei progetti possiamo spiegarne obiettivi, impatto educativo e destinatari. Questo ci ha permesso di presentare proposte solide e vederne approvate molte». Anche il coordinatore della secondaria di primo grado Daniele Cohenca apprezza il metodo: «Quello che in Fondazione fa davvero la differenza è la rapidità decisionale. Si chiede, si valuta, si parte. E soprattutto, i progetti si fanno». Un aspetto che, in un contesto scolastico complesso, consente di rispondere in modo veloce ai bisogni emergenti. Secondo Bruno Zito, coordinatore della secondaria di secondo grado, il valore della Fondazione sta nella possibilità di ragionare in termini di visione: «La Scuola da sola fatica a costruire progettualità strategiche. La Fondazione può aiutare a dare una direzione, con analisi e pianificazione».
I progetti che arricchiscono la didattica
Il sostegno della Fondazione si traduce in iniziative che incidono sulla qualità dell’esperienza scolastica. Alcune sono ormai consolidate, come gli scacchi alla primaria, la psicomotricità all’infanzia, i corsi di ebraico in tutti gli ordini. Altre sono nuove come Innovamat, il metodo per l’insegnamento della matematica alla primaria. Alle medie, il finanziamento di progetti legati all’orientamento e al benessere psicologico degli studenti risponde a bisogni educativi sempre più centrali. Alle superiori, la Fondazione sostiene percorsi identitari come i viaggi, l’orientamento e il potenziamento linguistico in ebraico, elementi che contribuiscono a definire l’offerta formativa e a rafforzarne il senso.
Il sostegno della Fondazione si traduce in iniziative che incidono sulla qualità dell’esperienza scolastica. Alcune sono ormai consolidate, come gli scacchi alla primaria, la psicomotricità all’infanzia, i corsi di ebraico in tutti gli ordini. Altre sono nuove come Innovamat, il metodo per l’insegnamento della matematica alla primaria. Alle medie, il finanziamento di progetti legati all’orientamento e al benessere psicologico degli studenti risponde a bisogni educativi sempre più centrali. Alle superiori, la Fondazione sostiene percorsi identitari come i viaggi, l’orientamento e il potenziamento linguistico in ebraico, elementi che contribuiscono a definire l’offerta formativa e a rafforzarne il senso.
Guardare avanti con nuove idee
Accanto a quanto già realizzato, emergono i “sogni nel cassetto” dei docenti, progetti a cui stanno lavorando e che potrebbero essere proposti alla Fondazione. Diana Segre parla della necessità di una forte educazione all’empatia e alla relazione, da cui il desiderio di sviluppare progetti legati allo studio di lavori basati sulla cura e sull’aiuto. Daniele Cohenca guarda all’intelligenza artificiale come a una competenza da acquisire: «È fondamentale che studenti e docenti imparino a usarla in modo costruttivo. Sto in questi giorni contattando formatori per poter mettere a punto un progetto». Cohenca suggerisce anche l’idea di una Fondazione sempre più capace di intercettare bisogni latenti, come il miglioramento del rapporto scuola-famiglia, e di proporre interventi mirati. Bruno Zito vorrebbe dotare di nuove attrezzature il laboratorio di fisica, e si lavorerà a un progetto da presentare, ma anche stabilizzare il corpo docente e aumentare il numero degli studenti. «La Fondazione potrebbe attivare un’iniziativa per capire come affrontare questi temi strategici». La voce degli insegnanti conferma dunque la Fondazione come uno spazio di possibilità, dove le esigenze della Scuola incontrano ascolto e la capacità di trasformare le idee in concretezza.
Accanto a quanto già realizzato, emergono i “sogni nel cassetto” dei docenti, progetti a cui stanno lavorando e che potrebbero essere proposti alla Fondazione. Diana Segre parla della necessità di una forte educazione all’empatia e alla relazione, da cui il desiderio di sviluppare progetti legati allo studio di lavori basati sulla cura e sull’aiuto. Daniele Cohenca guarda all’intelligenza artificiale come a una competenza da acquisire: «È fondamentale che studenti e docenti imparino a usarla in modo costruttivo. Sto in questi giorni contattando formatori per poter mettere a punto un progetto». Cohenca suggerisce anche l’idea di una Fondazione sempre più capace di intercettare bisogni latenti, come il miglioramento del rapporto scuola-famiglia, e di proporre interventi mirati. Bruno Zito vorrebbe dotare di nuove attrezzature il laboratorio di fisica, e si lavorerà a un progetto da presentare, ma anche stabilizzare il corpo docente e aumentare il numero degli studenti. «La Fondazione potrebbe attivare un’iniziativa per capire come affrontare questi temi strategici». La voce degli insegnanti conferma dunque la Fondazione come uno spazio di possibilità, dove le esigenze della Scuola incontrano ascolto e la capacità di trasformare le idee in concretezza.
La voce degli insegnanti: ecco perché il metodo Fondazione funziona
Ci sono idee che nascono in aula, nei corridoi, dall’ascolto quotidiano di bambini e ragazzi. Poi c’è la possibilità di trasformarle in realtà. È qui che il ruolo della Fondazione Scuola diventa decisivo: sostenere economicamente iniziative che arricchiscono l’offerta educativa e che, altrimenti, difficilmente potrebbero vedere la luce. Dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori, il lavoro della Fondazione attraversa tutti gli ordini scolastici. E gli insegnanti che li coordinano esprimono apprezzamento e offrono spunti per nuove iniziative.
Un interlocutore proattivo e organizzato
Un interlocutore proattivo e organizzato
Ciò che accomuna le voci degli insegnanti è la convinzione che la Fondazione non sia solo un canale di finanziamento, ma un interlocutore strutturato, capace di dare forma alle idee. Diana Segre, coordinatrice di infanzia e primaria, sottolinea l’importanza dell’approccio: «Il lavoro della Fondazione è proattivo e ben organizzato: attraverso il modulo di presentazione dei progetti possiamo spiegarne obiettivi, impatto educativo e destinatari. Questo ci ha permesso di presentare proposte solide e vederne approvate molte». Anche il coordinatore della secondaria di primo grado Daniele Cohenca apprezza il metodo: «Quello che in Fondazione fa davvero la differenza è la rapidità decisionale. Si chiede, si valuta, si parte. E soprattutto, i progetti si fanno». Un aspetto che, in un contesto scolastico complesso, consente di rispondere in modo veloce ai bisogni emergenti. Secondo Bruno Zito, coordinatore della secondaria di secondo grado, il valore della Fondazione sta nella possibilità di ragionare in termini di visione: «La Scuola da sola fatica a costruire progettualità strategiche. La Fondazione può aiutare a dare una direzione, con analisi e pianificazione».
I progetti che arricchiscono la didattica
Il sostegno della Fondazione si traduce in iniziative che incidono sulla qualità dell’esperienza scolastica. Alcune sono ormai consolidate, come gli scacchi alla primaria, la psicomotricità all’infanzia, i corsi di ebraico in tutti gli ordini. Altre sono nuove come Innovamat, il metodo per l’insegnamento della matematica alla primaria. Alle medie, il finanziamento di progetti legati all’orientamento e al benessere psicologico degli studenti risponde a bisogni educativi sempre più centrali. Alle superiori, la Fondazione sostiene percorsi identitari come i viaggi, l’orientamento e il potenziamento linguistico in ebraico, elementi che contribuiscono a definire l’offerta formativa e a rafforzarne il senso.
Il sostegno della Fondazione si traduce in iniziative che incidono sulla qualità dell’esperienza scolastica. Alcune sono ormai consolidate, come gli scacchi alla primaria, la psicomotricità all’infanzia, i corsi di ebraico in tutti gli ordini. Altre sono nuove come Innovamat, il metodo per l’insegnamento della matematica alla primaria. Alle medie, il finanziamento di progetti legati all’orientamento e al benessere psicologico degli studenti risponde a bisogni educativi sempre più centrali. Alle superiori, la Fondazione sostiene percorsi identitari come i viaggi, l’orientamento e il potenziamento linguistico in ebraico, elementi che contribuiscono a definire l’offerta formativa e a rafforzarne il senso.
Guardare avanti con nuove idee
Accanto a quanto già realizzato, emergono i “sogni nel cassetto” dei docenti, progetti a cui stanno lavorando e che potrebbero essere proposti alla Fondazione. Diana Segre parla della necessità di una forte educazione all’empatia e alla relazione, da cui il desiderio di sviluppare progetti legati allo studio di lavori basati sulla cura e sull’aiuto. Daniele Cohenca guarda all’intelligenza artificiale come a una competenza da acquisire: «È fondamentale che studenti e docenti imparino a usarla in modo costruttivo. Sto in questi giorni contattando formatori per poter mettere a punto un progetto». Cohenca suggerisce anche l’idea di una Fondazione sempre più capace di intercettare bisogni latenti, come il miglioramento del rapporto scuola-famiglia, e di proporre interventi mirati. Bruno Zito vorrebbe dotare di nuove attrezzature il laboratorio di fisica, e si lavorerà a un progetto da presentare, ma anche stabilizzare il corpo docente e aumentare il numero degli studenti. «La Fondazione potrebbe attivare un’iniziativa per capire come affrontare questi temi strategici». La voce degli insegnanti conferma dunque la Fondazione come uno spazio di possibilità, dove le esigenze della Scuola incontrano ascolto e la capacità di trasformare le idee in concretezza.
Accanto a quanto già realizzato, emergono i “sogni nel cassetto” dei docenti, progetti a cui stanno lavorando e che potrebbero essere proposti alla Fondazione. Diana Segre parla della necessità di una forte educazione all’empatia e alla relazione, da cui il desiderio di sviluppare progetti legati allo studio di lavori basati sulla cura e sull’aiuto. Daniele Cohenca guarda all’intelligenza artificiale come a una competenza da acquisire: «È fondamentale che studenti e docenti imparino a usarla in modo costruttivo. Sto in questi giorni contattando formatori per poter mettere a punto un progetto». Cohenca suggerisce anche l’idea di una Fondazione sempre più capace di intercettare bisogni latenti, come il miglioramento del rapporto scuola-famiglia, e di proporre interventi mirati. Bruno Zito vorrebbe dotare di nuove attrezzature il laboratorio di fisica, e si lavorerà a un progetto da presentare, ma anche stabilizzare il corpo docente e aumentare il numero degli studenti. «La Fondazione potrebbe attivare un’iniziativa per capire come affrontare questi temi strategici». La voce degli insegnanti conferma dunque la Fondazione come uno spazio di possibilità, dove le esigenze della Scuola incontrano ascolto e la capacità di trasformare le idee in concretezza.



