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Si puo' sempre essere Giusti

Per tutti ormai la parola “giusti” indica una precisa categoria di persone: non ebrei che, con una scelta coraggiosa, hanno salvato vite altrimenti destinate ai campi di sterminio. Li ricordano gli alberi del Giardino dei Giusti a Yad Vashem, le targhe nelle vie delle loro città e una frase che Schindler List ha fatto conoscere a tutti “Chi salva una vita salva il mondo intero”.

Gabriele Nissim – saggista, scrittore e storico- ha passato molto tempo a riflettere sui Giusti, ha persino costruito un’associazione che si chiama Gariwo - la foresta dei giusti. Il nome è emblematico del programma, che ha portato Nissim a creare centinaia di Giardini dei Giusti, soprattutto nelle scuole italiane, a essere tra i promotori della Giornata Europea dei Giusti ed entrare ogni anno in centinaia di aule per spiegare ai ragazzi chi erano queste persone. Un impegno che gli è valso riconoscimenti in tutta Europa.

Una volta capito chi sono i Giusti la domanda seguente è perchè diventano tali?
Ed è qui che nella vasta produzione letteraria di Nissim si inserisce “Il bene possibile” (Utet 2018) che porterà Nissim per una presentazione anche alla Scuola Ebraica di Milano il 18 ottobre alle 11.30.
Perchè i Giusti, come fa notare l’autore fin dal primo capitolo, non sono eroi monocolore, sono persone come tutti, con le loro incoerenze e ambiguità, che però a un certo punto prendono “LA” decisione, capace di distinguerli da chi rimane indifferente di fronte all’ingiustizia. Dire che Dimităr Pešev, il salvatore di tutti gli ebrei della Bulgaria, appoggiava pubblicamente il nazismo o che Václav Havel amava la bella vita nelle birrerie di Praga, non significa sminuirli, vuol dire renderli più meritevoli del loro gesto. Nissim traccia una grande galleria di queste figure mettendole a confronto con i grandi del passato, come se Marco Aurelio, Socrate, Shakespeare, fossero gli ispiratori di queste vite parallele.

C’è la storia di Ho Feng – Shan, console Cinese a Vienna che nel 1938 concedette visti di espatrio a tutti gli ebrei che ne fecero richiesta, andando contro gli ordini della sua ambasciata, ma c’è anche Antoine Leiris che scrive “Non avrete il mio odio” ai terroristi che gli hanno ucciso la moglie al Bataclan, o Hamadi ben Abdesslem che è riuscito a salvare 50 italiani durante l’incursione dei terroristi al museo de Bardo.

Un messaggio attuale quello de “Il bene possibile” con il pregio di essere scritto in un linguaggio semplice e ricco di aneddoti, con storie che possono/devono insegnare qualcosa. “L’educazione è fondamentale – spiega Nissim - oggi c’è bisogno più che mai di trasmettere la storia e l’etica. Con i Giardini dei Giusti insegniamo che gli esseri umani hanno sempre la possibilità di essere un punto di resistenza al male, o quanto meno essere un punto di divulgazione del bene, perché la scelta dell’individuo determina sempre un cambiamento degli eventi e contribuisce al senso di responsabilità di coloro che ci circondano”. Per gli studenti di una scuola ebraica l’impegno va oltre. “Certamente loro conoscono bene la storia, ma è utile insegnare anche a comparare, a leggere quelli che sono i germi del male nel mondo contemporaneo. Il male non è una tempesta che arriva all’improvviso, ci sono segnali: cambiano i linguaggi, cambiano i comportamenti delle persone. Segnali che bisogna saper leggere perché è molto facile distinguere il bene ‘ex post’, ma difficile quando ci si vive in mezzo”.
Un impegno che Gabriele Nissim conclude con un auspicio. “Mi piacerebbe che ci fosse un Giardino dei giusti anche alla scuola ebraica di via Sally Mayer”.
Si puo' sempre essere Giusti

Per tutti ormai la parola “giusti” indica una precisa categoria di persone: non ebrei che, con una scelta coraggiosa, hanno salvato vite altrimenti destinate ai campi di sterminio. Li ricordano gli alberi del Giardino dei Giusti a Yad Vashem, le targhe nelle vie delle loro città e una frase che Schindler List ha fatto conoscere a tutti “Chi salva una vita salva il mondo intero”.

Gabriele Nissim – saggista, scrittore e storico- ha passato molto tempo a riflettere sui Giusti, ha persino costruito un’associazione che si chiama Gariwo - la foresta dei giusti. Il nome è emblematico del programma, che ha portato Nissim a creare centinaia di Giardini dei Giusti, soprattutto nelle scuole italiane, a essere tra i promotori della Giornata Europea dei Giusti ed entrare ogni anno in centinaia di aule per spiegare ai ragazzi chi erano queste persone. Un impegno che gli è valso riconoscimenti in tutta Europa.

Una volta capito chi sono i Giusti la domanda seguente è perchè diventano tali?
Ed è qui che nella vasta produzione letteraria di Nissim si inserisce “Il bene possibile” (Utet 2018) che porterà Nissim per una presentazione anche alla Scuola Ebraica di Milano il 18 ottobre alle 11.30.
Perchè i Giusti, come fa notare l’autore fin dal primo capitolo, non sono eroi monocolore, sono persone come tutti, con le loro incoerenze e ambiguità, che però a un certo punto prendono “LA” decisione, capace di distinguerli da chi rimane indifferente di fronte all’ingiustizia. Dire che Dimităr Pešev, il salvatore di tutti gli ebrei della Bulgaria, appoggiava pubblicamente il nazismo o che Václav Havel amava la bella vita nelle birrerie di Praga, non significa sminuirli, vuol dire renderli più meritevoli del loro gesto. Nissim traccia una grande galleria di queste figure mettendole a confronto con i grandi del passato, come se Marco Aurelio, Socrate, Shakespeare, fossero gli ispiratori di queste vite parallele.

C’è la storia di Ho Feng – Shan, console Cinese a Vienna che nel 1938 concedette visti di espatrio a tutti gli ebrei che ne fecero richiesta, andando contro gli ordini della sua ambasciata, ma c’è anche Antoine Leiris che scrive “Non avrete il mio odio” ai terroristi che gli hanno ucciso la moglie al Bataclan, o Hamadi ben Abdesslem che è riuscito a salvare 50 italiani durante l’incursione dei terroristi al museo de Bardo.

Un messaggio attuale quello de “Il bene possibile” con il pregio di essere scritto in un linguaggio semplice e ricco di aneddoti, con storie che possono/devono insegnare qualcosa. “L’educazione è fondamentale – spiega Nissim - oggi c’è bisogno più che mai di trasmettere la storia e l’etica. Con i Giardini dei Giusti insegniamo che gli esseri umani hanno sempre la possibilità di essere un punto di resistenza al male, o quanto meno essere un punto di divulgazione del bene, perché la scelta dell’individuo determina sempre un cambiamento degli eventi e contribuisce al senso di responsabilità di coloro che ci circondano”. Per gli studenti di una scuola ebraica l’impegno va oltre. “Certamente loro conoscono bene la storia, ma è utile insegnare anche a comparare, a leggere quelli che sono i germi del male nel mondo contemporaneo. Il male non è una tempesta che arriva all’improvviso, ci sono segnali: cambiano i linguaggi, cambiano i comportamenti delle persone. Segnali che bisogna saper leggere perché è molto facile distinguere il bene ‘ex post’, ma difficile quando ci si vive in mezzo”.
Un impegno che Gabriele Nissim conclude con un auspicio. “Mi piacerebbe che ci fosse un Giardino dei giusti anche alla scuola ebraica di via Sally Mayer”.