News e Articoli /  Un successo l'Artist Call “Io resto a casa, la mia fantasia no”. Ecco i lavori con piu' like
Un successo l'Artist Call “Io resto a casa, la mia fantasia no”.
Ecco i lavori con più like

Sono opere profonde, mature: hanno documentato la diffusione del Covid-19, la difficoltà di rimanere a casa, la disperazione per le perdite umane, ma anche il piacere di ritrovare una dimensione più intima e la speranza di ricominciare in un mondo migliore. Sono le opere dell’Artist Call “Io resto a casa, la mia fantasia no” indetta dalla Fondazione Scuola Ebraica di Milano, ente che sostiene l'Istituto di via Sally Mayer.

Ma è proprio perché l’ebraismo ha tra i suoi fondamenti quello di tramandare la memoria che la Fondazione si è sentita in dovere promuovere questa iniziativa, chiedendo allo strato più sensibile della popolazione lombarda di raccontare attraverso l'arte questo momento difficile della nostra storia contemporanea.

Lo scopo è stato ampiamente raggiunto: dalla pubblicazione del bando ai primi di maggio ad oggi, in totale alla Fondazione sono arrivate 64 opere soprattutto (e questo è particolarmente significativo) da quelle zone più colpite dal COVID-19: Bergamo, Brescia, Lecco.
Più che il loro numero a colpire è la creatività, l'espressività e anche la grande capacità tecnica messa in campo dai ragazzi. A volte sono stati gli stessi insegnanti a stimolare i ragazzi nel confrontarsi con l’attualità, invitandoli a esprimere le loro sensazioni, altre volte si percepisce nelle opere un'esigenza precisa di confrontarsi con il pericolo, magari con ironia, o per lasciare un messaggio di speranza.

Le scuole che hanno partecipato in modo più consistente sono state l'Istituto Beretta di Giussano e l'Istituto ICSA Stoppani di Lecco; qui una classe ha lavorato accostando la violenza del virus a Guernica di Picasso, arrivando a risultati struggenti. Tutte le opere sono pubblicate sul sito e sui social della Fondazione, ed è stato chiesto agli utenti di dare un like alla loro opera preferita.

La classifica dei like espressi dal pubblico ha visto per le Scuole dell'infanzia e materne il primo posto di Rebecca Jarach della stessa Scuola Ebraica. L'opera, intitolata Pizzeria con parco giochi e torre un po’ alta, è un semplice gioco di costruzioni che ricostruisce davvero tutto quello che si può fare proiettando la fantasia di un bambino verso una realtà quotidiana che non può più raggiungere.

Per le Scuole primarie l'opera più votata è quella di Mattia Rovelli dell'Istituto D. Rinaldo Beretta, Giussano (MB) dal titolo Voglia di rivedere: un grande occhio aperto su tutto quello che si vorrebbe poter ritrovare dopo il lockdown: amici, musica e prati verdi ai piedi delle montagne.

Al primo posto per gli studenti delle Scuole secondarie di primo grado c'è invece Passeggiata ai tempi del Coronavirus di Chiara Pagani di Sulbiate (MB), opera diventata iconica nel rappresentare il lockdown: due vasi di vetro, una lampadina, qualche centimetro di rete metallica diventano una signora un po' nevrotica, intenta nell'operazione più desiderata dagli italiani in quarantena, portare a spasso il cane.

Infine di tutti gli allievi delle superiori, le Scuole secondarie di secondo grado, il maggior numero di preferenze lo ha preso Pietro Francesco Zuccotti con Contatti: una ragazza con un vecchio telefono e un libro tra quattro pareti di plastica trasparente, per raccontarci come la voglia di comunicare e trasmettere emozioni non si arresta.

Tra le opere più divertenti segnaliamo anche quella di Letizia Ferlita di Treviglio che ha raffigurato le prescrizioni sanitarie anti-covid come fosse un manifesto di Toulouse-Lautrec, mentre Alessandra Merlo da Milano ha reso tangibile come la fantasia possa vivere anche in spazi ridotti, utilizzando solo quello che ha trovato nella sua camera per rappresentare tutta l'Iliade in 2 minuti. Infine ricordiamo la semplicissima opera di Tami Giacintucci che ha raccontato con uno scatto in bianco e nero l’unica cosa in movimento visibile dalla propria finestra: le nuvole.

Tutte le opere saranno poi esposte in una mostra che sarà programmata non appena la scuola sarà uscita dalle problematiche legate all'emergenza. Un momento destinato a ricordarci quel periodo difficile in cui siamo rimasti a casa, ma la nostra fantasia è riuscita a liberarsi.

VIDEO INTERVISTA | PAGINE EBRAICHE
Ecco la video intervista di Pagine Ebraiche in cui Adam Smulevich incontra 
Guido Jarach per parlare della nostra Artist Call 
Un successo l'Artist Call “Io resto a casa, la mia fantasia no”.
Ecco i lavori con più like

Sono opere profonde, mature: hanno documentato la diffusione del Covid-19, la difficoltà di rimanere a casa, la disperazione per le perdite umane, ma anche il piacere di ritrovare una dimensione più intima e la speranza di ricominciare in un mondo migliore. Sono le opere dell’Artist Call “Io resto a casa, la mia fantasia no” indetta dalla Fondazione Scuola Ebraica di Milano, ente che sostiene l'Istituto di via Sally Mayer.

Ma è proprio perché l’ebraismo ha tra i suoi fondamenti quello di tramandare la memoria che la Fondazione si è sentita in dovere promuovere questa iniziativa, chiedendo allo strato più sensibile della popolazione lombarda di raccontare attraverso l'arte questo momento difficile della nostra storia contemporanea.

Lo scopo è stato ampiamente raggiunto: dalla pubblicazione del bando ai primi di maggio ad oggi, in totale alla Fondazione sono arrivate 64 opere soprattutto (e questo è particolarmente significativo) da quelle zone più colpite dal COVID-19: Bergamo, Brescia, Lecco.
Più che il loro numero a colpire è la creatività, l'espressività e anche la grande capacità tecnica messa in campo dai ragazzi. A volte sono stati gli stessi insegnanti a stimolare i ragazzi nel confrontarsi con l’attualità, invitandoli a esprimere le loro sensazioni, altre volte si percepisce nelle opere un'esigenza precisa di confrontarsi con il pericolo, magari con ironia, o per lasciare un messaggio di speranza.

Le scuole che hanno partecipato in modo più consistente sono state l'Istituto Beretta di Giussano e l'Istituto ICSA Stoppani di Lecco; qui una classe ha lavorato accostando la violenza del virus a Guernica di Picasso, arrivando a risultati struggenti. Tutte le opere sono pubblicate sul sito e sui social della Fondazione, ed è stato chiesto agli utenti di dare un like alla loro opera preferita.

La classifica dei like espressi dal pubblico ha visto per le Scuole dell'infanzia e materne il primo posto di Rebecca Jarach della stessa Scuola Ebraica. L'opera, intitolata Pizzeria con parco giochi e torre un po’ alta, è un semplice gioco di costruzioni che ricostruisce davvero tutto quello che si può fare proiettando la fantasia di un bambino verso una realtà quotidiana che non può più raggiungere.

Per le Scuole primarie l'opera più votata è quella di Mattia Rovelli dell'Istituto D. Rinaldo Beretta, Giussano (MB) dal titolo Voglia di rivedere: un grande occhio aperto su tutto quello che si vorrebbe poter ritrovare dopo il lockdown: amici, musica e prati verdi ai piedi delle montagne.

Al primo posto per gli studenti delle Scuole secondarie di primo grado c'è invece Passeggiata ai tempi del Coronavirus di Chiara Pagani di Sulbiate (MB), opera diventata iconica nel rappresentare il lockdown: due vasi di vetro, una lampadina, qualche centimetro di rete metallica diventano una signora un po' nevrotica, intenta nell'operazione più desiderata dagli italiani in quarantena, portare a spasso il cane.

Infine di tutti gli allievi delle superiori, le Scuole secondarie di secondo grado, il maggior numero di preferenze lo ha preso Pietro Francesco Zuccotti con Contatti: una ragazza con un vecchio telefono e un libro tra quattro pareti di plastica trasparente, per raccontarci come la voglia di comunicare e trasmettere emozioni non si arresta.

Tra le opere più divertenti segnaliamo anche quella di Letizia Ferlita di Treviglio che ha raffigurato le prescrizioni sanitarie anti-covid come fosse un manifesto di Toulouse-Lautrec, mentre Alessandra Merlo da Milano ha reso tangibile come la fantasia possa vivere anche in spazi ridotti, utilizzando solo quello che ha trovato nella sua camera per rappresentare tutta l'Iliade in 2 minuti. Infine ricordiamo la semplicissima opera di Tami Giacintucci che ha raccontato con uno scatto in bianco e nero l’unica cosa in movimento visibile dalla propria finestra: le nuvole.

Tutte le opere saranno poi esposte in una mostra che sarà programmata non appena la scuola sarà uscita dalle problematiche legate all'emergenza. Un momento destinato a ricordarci quel periodo difficile in cui siamo rimasti a casa, ma la nostra fantasia è riuscita a liberarsi.

VIDEO INTERVISTA | PAGINE EBRAICHE
Ecco la video intervista di Pagine Ebraiche in cui Adam Smulevich incontra 
Guido Jarach per parlare della nostra Artist Call