News e Articoli / Io c’ero. Davide Nizza ricorda la nascita della Fondazione Scuola
Io c’ero. Ricordi degli anni in cui nacque la Fondazione Scuola. Ne parliamo con Davide Nizza.

Nato e cresciuto a Genova, dove si laurea in Lettere Antiche nel 1971, è stato Direttore delle materie ebraiche e poi Preside delle scuole della Comunità Ebraica di Milano dal 1994 al 2003. Dal 2004 abita a Gerusalemme con la moglie Cecilia Cohen Hemsi, stimata insegnante della Scuola, quattro figli e quattro nipoti. Lo incontriamo per ricordare gli anni della nascita della Fondazione Scuola.

Ci stiamo avvicinando al ventesimo anniversario della Fondazione Scuola, che è nata nel 1998. Pochi si ricordano davvero cosa portò alla decisione di costituirla, ma il percorso fu lungo.
In effetti già dalla fine degli anni ’80 si parlava di fondazioni Onlus: la prima che ricordo fu la Fondazione CDEC. Il deficit della Scuola pesava notevolmente sul bilancio della Comunità Ebraica e, osservando la nascita di varie associazioni e fondazioni, maturò in me l’idea di poter contare sugli interessi di un importante capitale che si sarebbe potuto raccogliere; mi sembrava una strada da prendere in considerazione e ne parlai con diversi esponenti della Comunità ed esperti del campo. Fu nel 1996 che Cobi Benatoff rese pubblica la preoccupazione sulla situazione finanziaria della Comunità, il cui capitolo di bilancio più oneroso era (da sempre, come ovvio) la Scuola. Si giunse così al lancio del progetto in pubblico, tre persone misero a disposizione le loro case per invitare i primi offerenti, cui si sarebbero aggiunti gli altri, sperabilmente tutti. Vennero raccolti 3 miliardi di Lire e nacque così la Fondazione Scuola.
Quale fu il suo contributo in questa fase?
Personalmente riuscii a raccogliere, per mia iniziativa privata, un miliardo di lire: ero stato ricevuto dall’Amministratore Delegato della più importante Banca d’affari italiana, non ebreo e grande amico di Israele, che decise con entusiasmo di farsi promotore di un’altra raccolta. Mi disse: “Professore, c’è un sacco di gente del mondo imprenditoriale e finanziario disposta a aiutare scuole di qualità. Mi presenti una piccola relazione sintetica sul vostro successo scolastico, per favore”. Non ebbi difficoltà a preparare la sintesi: dal 1991 e per tutti gli anni successivi fino a quando mi ritirai in pensione (2003), alla fine di ogni anno scolastico elaboravo i dati del nostro successo scolastico (promossi-respinti o abbandoni), in particolare gli esiti delle Maturità, mettendoli in relazione con quelli delle migliori scuole pubbliche e private, cui eravamo assegnati, quando ancora gli esami erano esterni, e i risultati erano dell’ordine:
- tutti promossi contro alcune unità di respinti
- doppio-triplo promossi col massimo dei voti
- doppio-triplo promossi nei punteggi alti (80-100 centesimi)
- abbandoni-respinti (concentrati nei primi anni delle Superiori): noi 1-2%, altri: 20-30%
Le difficoltà economiche erano legate anche al calo degli iscritti: come veniva promossa la Scuola?
Per il costante calo demografico, dagli anni ‘70 la Scuola perdeva allievi. In biblioteca avevo trovato vecchi fascicoli di presentazione della Scuola degli anni ‘50 e ‘60. Mi venne l’dea di rilanciare l’iniziativa. Così iniziai a fare delle ricerche, chiesi collaborazione a molte persone e ottenni varie risposte positive e entusiastiche: chi scrisse brevi ricordi piacevoli o nostalgici (ex alunni divenuti personaggi di successo nei campi più disparati in varie parti del mondo), chi scrisse le presentazioni, chi la storia ecc. Cercai foto storiche e di attualità significative. Trovai supporto di qualità per la forma, redazione, immagine, impaginazione da una delle più grandi multinazionali di pubblicità, offertomi gratuitamente dall’Amm. Delegato, anche lui non ebreo. Infine trovai tanti piccoli finanziatori privati, per non gravare sul bilancio della Comunità. Venne così pubblicata la brochure sella Scuola Ebraica diffusa in allegato al Bollettino della Comunità nel n. di Pesach 1993.
Da allora la Fondazione si è strutturata e sostiene la Scuola su progetti specifici e fondamentali, come il sostegno. Eliana Feyer, Referente a Scuola per l’Area BES (Bisogni educativi speciali) ci ha detto che l’inizio di questo percorso fu il frutto di una “intuizione geniale, che anticipava i tempi anche rispetto alle indicazioni ministeriali” …
Dalla fine degli anni 80 mi ero accorto che nel mondo della didattica stava crescendo l’attenzione per affrontare i casi, sempre più numerosi, di alunni con varie difficoltà di apprendimento (detti allora genericamente portatori di handicap). Il termine “portatore di handicap” costituiva già un problema di per sé: tranne pochi casi conclamati, a nessun genitore faceva piacere neppure sentirne parlare; per cui era difficile trovare collaborazione per aprire un percorso adatto alla crescita dei ragazzi. Solo nei primi anni 90 la scuola pubblica cominciò a farsi carico del problema e lo Stato a intervenire con norme e disposizioni. Colsi allora l’occasione per “esigere” dalla Comunità l’assunzione di un insegnante di sostegno. Col tempo imparai a conoscere meglio la complessità del problema, le sue varie soluzioni, le esigenze e gli aiuti socio-sanitari, ma soprattutto le caratteristiche professionali dei docenti. Si apriva un nuovo capitolo di spesa per la Comunità e qui devo dire che se ne fece carico con spirito ebraico e parte del merito va anche alla Fondazione, che spesso contribuì negli anni.
Per quanto riguarda l’insegnamento di Ebraico ed Ebraismo, quali cambiamenti visse durante la sua attività a Scuola?
Uno degli aspetti critici della formazione delle nostre scuole è sempre stato (paradossalmente, ma non troppo…) il fatto che da sempre le Materie Ebraiche, non essendo “obbligatorie” di fatto (fino alla sperimentazione e poi alle riforme della scuola pubblica dagli anni ’90), in pratica erano “ancelle” rispetto alle Materie statali. Uno dei ritornelli, spesso un po’ esagerato, che alcuni ex allievi di una certa età ripetono ancora, era: come è possibile che si facciano 13 anni di scuola ebraica e si esca senza sapere neanche leggere l’ebraico?”. Fin dai primi anni ’70, come insegnante sia di Materie Ebraiche sia di Materie Letterarie, mi ero messo a formulare programmi e una specie di curriculum, idea qualche volta estesa a colleghi disposti a collaborare. Ai tempi non c’erano testi per le Materie Ebraiche, solo il gesso e la lavagna. Quando per primo introdussi il computer a scuola, cominciai a elaborare le prime dispense di Ebraismo, Storia ebraica ecc., seguito poi da altri colleghi: finalmente i ragazzi avevano un testo, snello, leggero e infinitamente meno caro dei libri di testo. Con le riforme dello Stato, la Scuola Ebraica diventava “scuola pubblica non statale”, sicché non ci fu più differenza tra le varie materie. La nuova situazione impose finalmente l’abbattimento della vecchia “sofferenza” a discapito delle Materie Ebraiche. Guidai i colleghi e formulammo nel tempo nuovi programmi e curricula, cercando sinergie con le altre Materie e i risultati si videro. E si vedono ancora adesso, a quanto sento da amici, insegnanti, genitori e ex allievi.
Quando e come divenne Preside della Scuola?
Nel 1991 vinsi il concorso bandito dalla Comunità di Roma alla carica di Preside delle Scuole. Il Presidente Benatoff, il Rabbino Capo Laras, l’Assessore Jarach e la Preside Sereni mi chiesero di restare a Milano. Fu così convenuto che entro un paio d’anni ci sarebbe stato un passaggio delle consegne. A questo proposito vorrei sottolineare che mia moglie Cecilia ed io sentivamo l’educazione degli studenti della Scuola ebraica come una missione, tanto da non accettare la nomina in ruolo nella scuola pubblica per chiamata diretta dopo aver superato gli esami di abilitazione, che costituivano la condizione per esservi ammessi.
Come vede il futuro della Fondazione Scuola? Quali sono i principali aspetti della Scuola da sostenere?
La Fondazione rimane un’istituzione importante ed essenziale per il futuro della Comunità. La nostra Scuola, infatti, è tutt’oggi ancora l’elemento principale per la crescita della Comunità Ebraica, per la formazione identitaria e culturale dei suoi futuri membri e per garantire alle famiglie iscritte una preparazione di alto livello in tutte le materie.
Io c’ero. Ricordi degli anni in cui nacque la Fondazione Scuola. Ne parliamo con Davide Nizza.

Nato e cresciuto a Genova, dove si laurea in Lettere Antiche nel 1971, è stato Direttore delle materie ebraiche e poi Preside delle scuole della Comunità Ebraica di Milano dal 1994 al 2003. Dal 2004 abita a Gerusalemme con la moglie Cecilia Cohen Hemsi, stimata insegnante della Scuola, quattro figli e quattro nipoti. Lo incontriamo per ricordare gli anni della nascita della Fondazione Scuola.

Ci stiamo avvicinando al ventesimo anniversario della Fondazione Scuola, che è nata nel 1998. Pochi si ricordano davvero cosa portò alla decisione di costituirla, ma il percorso fu lungo.
In effetti già dalla fine degli anni ’80 si parlava di fondazioni Onlus: la prima che ricordo fu la Fondazione CDEC. Il deficit della Scuola pesava notevolmente sul bilancio della Comunità Ebraica e, osservando la nascita di varie associazioni e fondazioni, maturò in me l’idea di poter contare sugli interessi di un importante capitale che si sarebbe potuto raccogliere; mi sembrava una strada da prendere in considerazione e ne parlai con diversi esponenti della Comunità ed esperti del campo. Fu nel 1996 che Cobi Benatoff rese pubblica la preoccupazione sulla situazione finanziaria della Comunità, il cui capitolo di bilancio più oneroso era (da sempre, come ovvio) la Scuola. Si giunse così al lancio del progetto in pubblico, tre persone misero a disposizione le loro case per invitare i primi offerenti, cui si sarebbero aggiunti gli altri, sperabilmente tutti. Vennero raccolti 3 miliardi di Lire e nacque così la Fondazione Scuola.
Quale fu il suo contributo in questa fase?
Personalmente riuscii a raccogliere, per mia iniziativa privata, un miliardo di lire: ero stato ricevuto dall’Amministratore Delegato della più importante Banca d’affari italiana, non ebreo e grande amico di Israele, che decise con entusiasmo di farsi promotore di un’altra raccolta. Mi disse: “Professore, c’è un sacco di gente del mondo imprenditoriale e finanziario disposta a aiutare scuole di qualità. Mi presenti una piccola relazione sintetica sul vostro successo scolastico, per favore”. Non ebbi difficoltà a preparare la sintesi: dal 1991 e per tutti gli anni successivi fino a quando mi ritirai in pensione (2003), alla fine di ogni anno scolastico elaboravo i dati del nostro successo scolastico (promossi-respinti o abbandoni), in particolare gli esiti delle Maturità, mettendoli in relazione con quelli delle migliori scuole pubbliche e private, cui eravamo assegnati, quando ancora gli esami erano esterni, e i risultati erano dell’ordine:
- tutti promossi contro alcune unità di respinti
- doppio-triplo promossi col massimo dei voti
- doppio-triplo promossi nei punteggi alti (80-100 centesimi)
- abbandoni-respinti (concentrati nei primi anni delle Superiori): noi 1-2%, altri: 20-30%
Le difficoltà economiche erano legate anche al calo degli iscritti: come veniva promossa la Scuola?
Per il costante calo demografico, dagli anni ‘70 la Scuola perdeva allievi. In biblioteca avevo trovato vecchi fascicoli di presentazione della Scuola degli anni ‘50 e ‘60. Mi venne l’dea di rilanciare l’iniziativa. Così iniziai a fare delle ricerche, chiesi collaborazione a molte persone e ottenni varie risposte positive e entusiastiche: chi scrisse brevi ricordi piacevoli o nostalgici (ex alunni divenuti personaggi di successo nei campi più disparati in varie parti del mondo), chi scrisse le presentazioni, chi la storia ecc. Cercai foto storiche e di attualità significative. Trovai supporto di qualità per la forma, redazione, immagine, impaginazione da una delle più grandi multinazionali di pubblicità, offertomi gratuitamente dall’Amm. Delegato, anche lui non ebreo. Infine trovai tanti piccoli finanziatori privati, per non gravare sul bilancio della Comunità. Venne così pubblicata la brochure sella Scuola Ebraica diffusa in allegato al Bollettino della Comunità nel n. di Pesach 1993.
Da allora la Fondazione si è strutturata e sostiene la Scuola su progetti specifici e fondamentali, come il sostegno. Eliana Feyer, Referente a Scuola per l’Area BES (Bisogni educativi speciali) ci ha detto che l’inizio di questo percorso fu il frutto di una “intuizione geniale, che anticipava i tempi anche rispetto alle indicazioni ministeriali” …
Dalla fine degli anni 80 mi ero accorto che nel mondo della didattica stava crescendo l’attenzione per affrontare i casi, sempre più numerosi, di alunni con varie difficoltà di apprendimento (detti allora genericamente portatori di handicap). Il termine “portatore di handicap” costituiva già un problema di per sé: tranne pochi casi conclamati, a nessun genitore faceva piacere neppure sentirne parlare; per cui era difficile trovare collaborazione per aprire un percorso adatto alla crescita dei ragazzi. Solo nei primi anni 90 la scuola pubblica cominciò a farsi carico del problema e lo Stato a intervenire con norme e disposizioni. Colsi allora l’occasione per “esigere” dalla Comunità l’assunzione di un insegnante di sostegno. Col tempo imparai a conoscere meglio la complessità del problema, le sue varie soluzioni, le esigenze e gli aiuti socio-sanitari, ma soprattutto le caratteristiche professionali dei docenti. Si apriva un nuovo capitolo di spesa per la Comunità e qui devo dire che se ne fece carico con spirito ebraico e parte del merito va anche alla Fondazione, che spesso contribuì negli anni.
Per quanto riguarda l’insegnamento di Ebraico ed Ebraismo, quali cambiamenti visse durante la sua attività a Scuola?
Uno degli aspetti critici della formazione delle nostre scuole è sempre stato (paradossalmente, ma non troppo…) il fatto che da sempre le Materie Ebraiche, non essendo “obbligatorie” di fatto (fino alla sperimentazione e poi alle riforme della scuola pubblica dagli anni ’90), in pratica erano “ancelle” rispetto alle Materie statali. Uno dei ritornelli, spesso un po’ esagerato, che alcuni ex allievi di una certa età ripetono ancora, era: come è possibile che si facciano 13 anni di scuola ebraica e si esca senza sapere neanche leggere l’ebraico?”. Fin dai primi anni ’70, come insegnante sia di Materie Ebraiche sia di Materie Letterarie, mi ero messo a formulare programmi e una specie di curriculum, idea qualche volta estesa a colleghi disposti a collaborare. Ai tempi non c’erano testi per le Materie Ebraiche, solo il gesso e la lavagna. Quando per primo introdussi il computer a scuola, cominciai a elaborare le prime dispense di Ebraismo, Storia ebraica ecc., seguito poi da altri colleghi: finalmente i ragazzi avevano un testo, snello, leggero e infinitamente meno caro dei libri di testo. Con le riforme dello Stato, la Scuola Ebraica diventava “scuola pubblica non statale”, sicché non ci fu più differenza tra le varie materie. La nuova situazione impose finalmente l’abbattimento della vecchia “sofferenza” a discapito delle Materie Ebraiche. Guidai i colleghi e formulammo nel tempo nuovi programmi e curricula, cercando sinergie con le altre Materie e i risultati si videro. E si vedono ancora adesso, a quanto sento da amici, insegnanti, genitori e ex allievi.
Quando e come divenne Preside della Scuola?
Nel 1991 vinsi il concorso bandito dalla Comunità di Roma alla carica di Preside delle Scuole. Il Presidente Benatoff, il Rabbino Capo Laras, l’Assessore Jarach e la Preside Sereni mi chiesero di restare a Milano. Fu così convenuto che entro un paio d’anni ci sarebbe stato un passaggio delle consegne. A questo proposito vorrei sottolineare che mia moglie Cecilia ed io sentivamo l’educazione degli studenti della Scuola ebraica come una missione, tanto da non accettare la nomina in ruolo nella scuola pubblica per chiamata diretta dopo aver superato gli esami di abilitazione, che costituivano la condizione per esservi ammessi.
Come vede il futuro della Fondazione Scuola? Quali sono i principali aspetti della Scuola da sostenere?
La Fondazione rimane un’istituzione importante ed essenziale per il futuro della Comunità. La nostra Scuola, infatti, è tutt’oggi ancora l’elemento principale per la crescita della Comunità Ebraica, per la formazione identitaria e culturale dei suoi futuri membri e per garantire alle famiglie iscritte una preparazione di alto livello in tutte le materie.