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Renato Mannheimer ha frequentato la nostra scuola negli anni ’60: anni caldi e di fermento che ricorda con vivo piacere in un’intervista rilasciata per la Fondazione.
 
Renato, lei ha frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale della nostra scuola, che ricordi ha di quel periodo?
Ricordo gli anni trascorsi a scuola con molta emozione. La scuola mi ha educato non solo passandomi dei contenuti importanti ma soprattutto creandomi dei forti interessi. Ricordo professori di grande spessore che hanno saputo stimolarmi culturalmente attraverso lezioni di contenuto ma anche di vita e poi, soprattutto, hanno contribuito a formare la mia identità ebraica.
A scuola ho avuto l’opportunità di fare grandi esperienze, penso all’Eupilino, per esempio, che mi ha coinvolto, senza che me ne rendessi conto, in una vera e propria esperienza redazionale.
 
Che cosa ha apprezzato, in particolare, dei suoi professori?
Gli insegnanti che ho avuto mi hanno trasferito non solo nozioni e contenuti ma sono stati soprattutto maestri di vita. Quando ero a Scuola ho vissuto anni molto difficili: ho perso mio padre ed è iniziato per me un periodo molto tormentato. Gli insegnanti sono stati capaci di starmi vicino: pur bocciandomi, perché me lo meritavo, il loro sostegno non è mai mancato; ricordo soprattutto la loro umanità
 
Prima ha nominato l’Eupilino, ci racconta cos’era esattamente?
L’Eupilino era il giornale degli studenti, usciva una volta al mese e veniva venduto nei corridoi; aveva una sua redazione di cui io ho fatto parte ed è stata una meravigliosa esperienza di approfondimento. Conteneva storie, rivendicazioni, problemi della scuola ma trattava anche temi di interesse generale: cultura, sport. Abbiamo scritto articoli davvero interessanti, abbiamo fatto interviste a personaggi famosi….ne ricordo all’allenatore Herrera dell’inter, per esempio!
 
Nel periodo della scuola si erano già manifestati i suoi interessi per le indagini statistiche e la politica che lo hanno reso tanto famoso successivamente?
Potrei dire che una delle mie prime inchieste l’ho fatta proprio per l’Eupilino. Ma soprattutto è in quegli anni che è nato il mio vivo interesse per la politica, sfociato poco dopo nel ’68 e portato sempre avanti fino ad oggi.
 
Un suggerimento da dare ai nostri ragazzi?
Studiare; sì, soprattutto studiare. Ma anche saper cogliere dagli insegnanti indicazioni di vita al di là delle lezioni.
 
Grazie Renato. Per concludere, vuole raccontarci qualche episodio che ricorda con il sorriso?
Uno? Ce ne sono moltissimi ed è difficile scegliere:
Le riunione dei comitati studenteschi per combattere il fascismo in Spagna; il compito di ragioneria in cui sono stato beccato a copiare; la gita del ’61 a Torino in cui mi hanno insegnato a ballare il Cha Cha Cha, le prime festicciole adolescenziali a casa di questo o di quello e infine il nostro sogno comune: quello di continuare a fare gite in autobus che erano grandi occasioni per baciare le ragazze.