Eccomi ora, premettendo che la Storia va lasciata al CDEC e ai ricercatori, e che queste sono soltanto "briciole" personali.
Bat mitzva di Millina Morpurgo. Dietro di lei da destra a sinistra:  Ester Gani; Graziella Falco; Lucia Sadun; Ida LombrosoAnno scolastico 1938-39, anno delle leggi sulla razza. La V elementare è già esistente e organizzata, e viene aperta alla data fissata per tutte le scuole del regno. La maestra era una infelice, che faceva del suo meglio per rendere infelici gli scolari, ma per carità umana non dirò di più.
Dal novembre 1938, sotto la direzione del preside Colombo, la scuola di via Eupili comprende, oltra alle elementari e all'asilo, un "nido", il ginnasio, il liceo classico e scientifico, l'istituto tecnico, "avviamento al lavoro", e certo altre parti che ora mi sfuggono. Due anni più tardi si aggiungono due corsi universitari. Ancor oggi non riesco a capire come tutto questo riuscisse a entrare in due minuscole villette. Forse era un miracolo, ma certo avevano la loro parte anche i doppi turni e lo sfruttamento di ogni angolino ("lo spiffero" era chiamato uno stanzino nato probabilmente come ripostiglio per le scope, adiacente a una delle stanze (definirle "aule" sarebbe troppo pomposo) del liceo.
Del periodo che va dalla prima ginnasio, anno scolastico 1939-40, alla quarta (1942-43) quest'ultima interrotta dallo sfollamento dopo il bombardamento alla fine di ottobre, ho soprattutto il ricordo di un'atmosfera che mi faceva pensare – incosciente, o forse precocemente matura? – che dovevamo essere grati al fascismo che ci aveva portato a quella scuola. La perfezione non esiste, ma credo che basti dire che allievi e insegnanti avevano rapporti di comprensione e rispetto, e studiavano e insegnavano nella convinzione che fosse necessario mettere in testa e nel cuore qualcosa di fondamentale, per misurarsi con un futuro che non si presentava facile. Davanti alla scuola da destra a sinistra: Graziella Falco; il berretto della Diana Mortara; Ester Gani; Elsa Besso; Rosa Sternberg; Millina Morpurgo
Chiudo in tono un po' meno serio, con avvenimenti minimi in cui forse qualcuno si riconoscerà. Due compagni litigano in classe a voce altissima, nel bel mezzo di una lezione; richiamati severamente all'ordine dall'insegnante, uno dei due balza in piedi (agli insegnanti non si parlava rimanendo seduti) e grida: "Ma signorina, lui mi ha dato dell'Hitler!". A questo punto, la cara, indimenticabile "Jacobina" ammutolisce. Ricordo anche la Della Pergola, che ci insegnava storia, che qualche volta sgridava non solo chi si dimenticava le date "importanti", ma anche chi si grattava i geloni, piaga dell'inverno milanese con scarso riscaldamento. E Schaumann, che sotto l'etichetta "Religione" ci insegnava la storia ebraica di tutti i tempi, le preghiere principali spiegate (e capite) parola per parola, nonché un po' di filosofia e qualche storiella della shtettel"; per non parlare della cartina di Eretz Israel, che disegnava sempre sulla lavagna all'inizio della lezione, ancor prima di aver posato il registro sulla cattedra. E c'era il bidello Lombroso, che comandava tutti, ed era soprannominato "vicepreside" oppure, se la mia classe voleva far sfoggio di cultura, "Saadia Gaon".
Dopo il 1945 ho ritrovato le tracce della maggior parte dei miei compagni. Alcuni non li ho trovati nemmeno nel "libro della Memoria", per cui spero bene. Quattro non sono tornati dai campi di sterminio, e voglio ricordarli qui: Elsa Besso, Davide Danon, Ester Gani e Donatella Levi.

Graziella Falco Danon
(Rechovot – Israele)